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Progetto di sistemazione della
Frana del Bratello
S.P. n° 20 del Passo del
Bratello
Provincia di Parma
Studio
e progetto eseguito in collaborazione con
Dr.
Ing. Pier Paolo Corchia POLICREO
Dr.
Ing. Filippo Viaro POLICREO


Il
dissesto:
Il
19 novembre 2000, a seguito di un periodo di intense precipitazioni si è
improvvisamente formata una frana di considerevoli dimensioni, che ha
interessato la S.P. n° 20 della Provincia di Parma, che collega gli abitati di
Borgotaro (PR) e Pontremoli (MS), interrompendola per un tratto di circa un
centinaio di metri.
Il
rilevato stradale è stato completamente asportato tra la progressiva km 7+100 e
la progressiva km 7+200; inoltre, il tratto verso Borgo Val di Taro a partire
dalla progressiva km 6+900 è stato gravemente danneggiato.
La
frana del 15 novembre 2000
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Il
dissesto della S.P. 20
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GEOLOGIA
 
La
geologia dell'area:
La
zona interessata dalla frana, indagata mediante sondaggi profondi, è
caratterizzata dalla presenza di depositi morenici, granulometricamente
eterometrici, costituiti da elementi litoidi arenacei, in matrice
pelitico-sabbiosa.
Caratteristiche
della frana:
I
dissesti in esame si trovano sul versante in destra idrografica del torrente
Arzola, che presenta sommità a circa 950 m s.l.m ed esposizione verso
sud-ovest. All’interno dell’area
dissestata si possono distinguere due tipologie di movimento: la frana
principale, responsabile dell’interruzione dell’S.P. n° 20, e lo
scivolamento gravitativo più lento di un’ampia porzione, a lato ed a monte
della stessa frana, che ha fortemente danneggiato lo stesso rilevato stradale
provocandone, tuttavia, uno spostamento sostanzialmente modesto.
La
frana principale ha una larghezza di circa 80-90 m nella parte sommitale e
centrale mentre si allarga, ad oltre 150 m, in corrispondenza del fronte. Si
sviluppa dagli oltre 725 m s.l.m. della testata, fino a quote comprese tra 635 e
645 m s.l.m., lungo l’alveo del torrente Arzola, raggiungendo una lunghezza di
305 m. Complessivamente interessa una superficie di circa 27.500 m2 e
presenta un dislivello intorno agli 85 m.
Il
movimento principale è avvenuto la notte del 19 novembre 2000. A riguardo non
ci sono testimonianze ma con sicurezza si può affermare che si è trattato di
un fenomeno perlomeno rapido, ovvero con velocità maggiore di 1,8 m/h (secondo
la classificazione di Cruden & Varnes del 1994).
L’impressione
è che il dissesto si sia evoluto dal torrente verso le quote superiori, lungo
successive superfici di rottura sub-circolari, con forte inclinazione a monte
che delimitano una serie di conci di materiale mobilizzato. Le superfici di
rottura sono evidenziate dalla presenza, nel corpo franoso, di scarpate
secondarie. Di queste la più sviluppata è quella che si trova più a monte,
sotto il primo gradino di frana.
Tra
i fattori primari che hanno causato la frana, oltre all’innalzamento del
livello piezometrico nel pendio, con conseguente sovraccarico e riduzione delle
forze resistenti per aumento della pressione neutra, va indicata l’erosione al
piede del versante ad opera del torrente Arzola, testimoniata dalla presenza
diffusa di dissesti al piede, lungo questo corso d’acqua. In
ogni caso, non sussistono dubbi riguardo al fatto che il movimento sia avvenuto
lungo superfici o fasce di scorrimento, la porzione più evidente delle quali è
rappresentata dalla scarpata principale della frana.
Un’eventuale
“destrutturazione delle sabbie”
causata dalla circolazione idrica sotterranea potrebbe essersi verificata
localmente e aver contribuito all’instaurarsi di dette superfici; ma, sulla
base dell’osservazione dei volumi mobilitati e dei caratteri morfologici della
frana, si esclude che l’intero movimento possa essere attribuito
prioritariamente a fenomeni di “sifonamento diffusi”.
A
riguardo, si consideri come la porzione di rilevato stradale distaccatasi dalla
posizione originaria si trovi ora traslata più a valle ma sostanzialmente
intatta e contornata da piante sempre in posizione subverticale.
Dalla
sovrapposizione di due profili del versante, il primo antecedente il dissesto,
ricavato dalla Carta Tecnica della Regione, e il secondo rilevato nel mese di
aprile 2001, si nota che la zona d’accumulo, da intendersi come area entro la
quale il materiale spostato si trova a quota superiore rispetto a quella della
superficie originaria, risulta molto ridotta. Ciò si spiega immaginando che
gran parte del materiale mobilitato sia stato trasportato più a valle dalle
acque del torrente Arzola.
Come
indicato in precedenza, al contorno della frana principale, sia verso sud che
verso est, si osserva un’ampia area dissestata.Tale
zona risulta delimitata a monte da una scarpata di altezza superiore a 1,50 m
che, come si è potuto rilevare, raggiunge quote superiori ad 800 m s.l.m.Il
dissesto presenta, dunque, un dislivello di circa 150 m, mentre la superficie è
stata misurata pari ad oltre 70.000 m2.
Il
franamento è testimoniato dai danni subiti dal rilevato stradale per un tratto
di circa 300 m e dalla presenza di varie scarpate secondarie e crepe, in
particolare nella parte più bassa del versante.
Da
tali indicatori si evince che gli spostamenti sono stati di entità ridotta, con
eccezione di alcune situazioni locali, come in corrispondenza del torrente
Arzola appena a valle della strada provinciale.
Oltre
che per la tipologia di movimenti già verificatisi, questa zona merita
particolare attenzione in quanto, in assenza di un intervento di sistemazione,
è prevedibile che possa essere interessata dall’evoluzione della frana
principale sia per regressione della nicchia di distacco che per estensione
laterale del fianco sinistro.
Il
Progetto:

La
decisione di procedere alla ricostruzione del tratto stradale interrotto dalla
frana è stata dettata dall’impossibilità di realizzare una viabilità
alternativa a costi sostenibili, come verificato dai tecnici e dagli
amministratori dell’Amministrazione Provinciale.D’altra parte le
informazioni raccolte nel corso dei sopralluoghi e della campagna geognostica
(in particolare non aver rinvenuto la presenza di un substrato a profondità
ridotte sul quale intestare le opere in progetto) fanno sì che qualsiasi
intervento venga proposto sarà sempre soggetto al rischio di essere danneggiato
dalla ripresa dei movimenti gravitativi.
Concordemente
ai progettisti, si è, pertanto, cercato di individuare le soluzioni che
potessero garantire maggiore stabilità al versante, in particolare nei
confronti di quei movimenti che determinerebbero maggiore pericolosità sia nei
riguardi delle vite umane che dei danni prodotti.
Fatte
salve tali premesse, si propone di ricostruire il tratto stradale realizzando un
rilevato prevalentemente in polistirolo. Questo materiale, caratterizzato da un
peso specifico molto basso, consentirebbe di limitare al massimo
l’applicazione del sovraccarico sul corpo di frana.


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Formazione
del piano di base per il rilevato in polistirolo |

Costruzione
del rilevato in polistirolo |

Particolare
dei dreni a monte del rilevato in polistirolo |
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Realizzazione
della soletta di ripartizione sul polistirolo |

Fase
di sistemazione delle terre rinforzate a valle del rilevato in polistirolo |

Rilevato
finito in attesa di asfaltatura |
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sulle immagini per ingrandirle
Tutta
l’area dissestata (non solo quella della frana che ha interrotto la strada
provinciale ma tutta l’area sottesa alla scarpata periferica) andrà
bonificata mediante la realizzazione di un sistema di drenaggio misto,
costituito da trincee drenanti e dreni tubolari sub-orizzontali, con il duplice
scopo di alleggerire il peso della massa in movimento (riduzione degli sforzi
tangenziali che agiscono lungo la superficie di scorrimento) e di diminuire le
pressioni interstiziali (incremento della resistenza al taglio).
Inoltre
andranno effettuate una serie di opere che consentano il rapido deflusso delle
acque superficiali limitando il più possibile l’infiltrazione in profondità
ma al tempo stesso sistemando i corsi d’acqua in modo da impedire i
danneggiamenti verificatisi in occasione degli ultimi episodi alluvionali.
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La
realizzazione dei dreni orizzontali
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Portata
di un dreno orizzontale
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Raccordo
tra dreni orizzontali e trincea drenante |
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